Le origini

Trarego, anticamente “Trargho”, deriva dal latino “tradigum” che significa passaggio: molto probabil- mente sta ad indicare la zona di transito da cui si dipartiva il sentiero per Oggiogno e la via per salire la montagna.
L’insediamento umano ebbe inizio lentamente nel corso dei secoli fino ad intensificarsi nel Medioevo. I primi nuclei abitativi sfruttarono le fasce orizzontali ed i terrazzamenti lasciati dalle ere preistoriche per le coltivazioni e l’allevamento.

Con la nascita dei paesi ebbe inizio anche l’edificazione di chiese e cappelle. Le chiese di Trarego e di Viggiona rimasero a lungo sotto la giurisdizione della Pieve di Cannobio, di cui costituivano due cappelle.
La cappella era una chiesa minore in cui si celebrava la messa ma non si amministravano sacramenti fondamentali come il battesimo. La dipendenza dalla Pieve era anche di tipo economico in quanto, avendo la Pieve proprietà che faceva coltivare nel territorio delle cappelle, riscuoteva le decime.
Le esigenze di culto dovute al moltiplicarsi della popolazione e alle difficoltà di trasporto delle salme fino alla chiesa matrice per il funerale e sepoltura, portarono alla trasformazione delle cappelle in parrocchie. Viggiona divenne parrocchia autonoma nel 1492, successivamente Trarego, nel 1513.

L'evoluzione economica

La secolare tradizione agro-silvo-pastorale, unica risorsa economica del territorio, cominciò ad entrare in crisi nella seconda metà dell’Ottocento quando, con la costruzione della strada litoranea da Intra al Confine Svizzero, ultimata nel 1863, la nascita e lo sviluppo di insediamenti industriali come il Cappellificio Panizza a Ghiffa e lo Spazzolificio Verbania a Cannero Riviera, si aprirono nuovi sbocchi occupazionali. Altro fattore determinante fu la successiva emigrazione stagionale verso l’estero.
Il miglioramento delle vie di comunicazione e l’esperienza di intere generazioni di cuochi, camerieri ed albergatori partiti come emigranti, portò inevitabilmente all’inizio del XX sec. ad uno sviluppo del turismo territoriale: l’aria salubre ed il clima più fresco rispetto a quello delle rive lacustri spinsero molti villeggianti, provenienti soprattutto dalla città di Milano, a cercare una possibile meta per il periodo estivo lungo le pendici e le colline sopra il lago.
Ebbe così inizio la costruzione dei primi grandi alberghi che presto accolsero ospiti provenienti da tutte le parti d’Italia e d’Europa. Le testimonianze di quei tempi d’oro per il turismo delle nostre terre si può riscontrare nelle splendide ville in stile liberty che ancora troneggiano nei punti più panoramici dei paesi e nelle facciate dei grandi alberghi oramai abbandonati. Di fronte a quegli edifici inanimati sembra di poter rivedere le contadine che trasportavano nei gerli i bagagli dei turisti e le nobildonne a dorso d’asino o di mulo lungo la mulattiera che sale da Cannero.
L’ odierna Strada Provinciale che da Cannero porta a Trarego fu costruita dai militari al tempo della prima guerra mondiale e contribuì fortemente all’uscita del paese dall’isolamento.

Le attività tradizionali

Il Comune di Trarego Viggiona si costituì nel 1928 con l’unione delle due frazioni.
A quei tempi molte erano le botteghe e gli artigiani che operavano nei paesi: c’erano calzolai, falegnami, il barbiere, il panettiere, il macellaio, negozi di generi commestibili ed una merceria. Per il rifornimento dei negozi i commercianti scendevano a piedi fino a Cannero e con il battello si recavano a Luino o a Intra. Al ritorno la merce era trasportata al paese a dorso d’asino o di mulo. Esistevano anche dei mulini per la macinatura dei cereali.
Il burro e il formaggio erano i prodotti tipici degli alpigiani e loro fonte di guadagno. A Trarego esisteva anche una “Latteria Sociale” a cui chi voleva poteva associarsi per lavorare il latte.
La canapa era, insieme alla lana, la fibra tessile più diffusa. Le fibre di canapa, come quelle della lana, venivano filate e lavorate sui telai per la trasformazione in tela.
Elemento primario della scarsa economia delle genti di montagna era l’utilizzo del legno e dei frutti del castagno. Soprannominato “l’albero del pane”, i suoi frutti contribuivano all’alimentazione dell’uomo, consumato arrostito o lessato; essiccato e sbucciato veniva invece consumato con il latte o trasformato in farina.
L’essicazione delle castagne avveniva in due modi: esponendo le castagne all’aria su un balcone arieggiato (lobia) oppure nelle cosiddette “gra”, piccoli appositi edifici in cui le castagne venivano adagiate su di un graticcio sotto il quale ininterrottamente per circa tre settimane si manteneva acceso un fuoco. La “gra”, oltre alla sua funzione pratica, era anche un luogo di incontro per i paesani.
Anche il noce forniva all’uomo i frutti, i derivati dalla loro lavorazione ed il suo pregiato legno: dalla macinatura e spremitura delle noci si otteneva un olio molto nutriente.
Una delle attività principali era anche la produzione di carbone vegetale dolce. Le “aie carbonili” costruite nelle faggete servivano appunto per la trasformazione del legno in carbone, che veniva poi utilizzato per il riscaldamento, in metallurgia e dall’industria chimica, nonché per la produzione di catrame, pece e vari tipi di combustibili.

La Resistenza

La seconda guerra mondiale vide l’intero paese protagonista della Resistenza, sia nella lotta partigiana, sia nella solidale accoglienza di quanti avevano bisogno di aiuto.
Uno degli episodi più tragici della Resistenza nel Verbano accadde a Trarego, in frazione Promè, il 25 febbraio del 1945. Nove partigiani della Volante Cucciolo furono accerchiati dalle milizie fasciste. Solo due riuscirono a salvarsi. Gli altri sette furono uccisi ed i loro corpi massacrati e seviziati con mutilazioni in varie parti del corpo. Anche due civili passanti per caso nella zona furono colpiti con decine di colpi. Portati i corpi dagli abitanti nel cimitero, il Maggiore Martinez, comandante della milizia fascista, vietò i funerali minacciando di incendiare il paese. Pochi giorni dopo, un paesano che aveva pronunciato frasi di sdegno viene catturato ed ucciso. Può essere considerato la decima vittima dell’eccidio.
I caduti furono: Ivo Borella, 25 anni, Luigi Velati, 21 anni, Corrado Ferrari, 24 anni, Ermanno Giardini, 20 anni, Gastone Lubatti, 19 anni, Luigi Leschiera, 22 anni, Pierino Agrati, 25 anni; i paesani Aldo Brusa e Primo Carmine; il paesano Giuseppe Clair Gagliani, 54 anni. Unici sopravvissuti alla strage furono il comandante Nino Chiovini e Carlo Castiglioni.
Il Presidente della Repubblica, in data 26 giugno 2008, ha conferito al Comune di Trarego Viggiona la Medaglia d’Argento al merito civile in memoria delle vittime dell’eccidio.

Il dopoguerra

Alla fine del secondo dopoguerra, con l’avvento dell’industrializzazione, iniziò lo spopolamento del paese a causa del trasferimento delle giovani forze lavoratrici verso la città ed al turismo alberghiero si sostituì lentamente il turismo residenziale soprattutto
straniero. A partire dagli anni Settanta vi fu un notevole sviluppo edilizio nei dintorni dei centri abitati, in particolare di Viggiona e Cheglio, che vide la costruzione di villaggi tuttora abitati soprattutto da turisti tedeschi. Anche se tale risorsa rappresenta una realtà estremamente positiva per il territorio e fondamentale risorsa economica, si auspica tuttavia ad un rapido ritorno di alcune risorse alberghiere che possano integrare e completare la ricettività turistica.
Oggi gli abitanti del Comune di Trarego Viggiona, come quelli dei comuni limitrofi, trovano la loro maggiore occupazione, oltre che nel settore turistico, artigianale e commerciale, nella vicina Svizzera.

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